Quali sono le procedure per importare in Italia? Il processo passo dopo passo
L'importazione di merci in Italia (sdoganamento in Italia) è un processo che inizia molto prima che il camion o la nave raggiungano la frontiera. Per conoscere le procedure dettagliate per i prodotti non UE, consultate la guida per importare merci in Italia e quella su come importare senza pagare l'IVA. Dal 2022, l'Italia ha completato la digitalizzazione integrale delle proprie procedure doganali.
L'identificazione preliminare: ottenere una partita IVA IT e un numero EORI UE
Tutte le imprese che desiderano importare in Italia devono essere identificate. Il numero EORI è il vostro «passaporto doganale» all'interno dell'Unione europea. Se la vostra impresa è stabilita fuori dall'UE, questo numero deve essere richiesto in occasione della vostra prima operazione doganale in uno Stato membro. Parallelamente, per agire in qualità di importatore ufficiale (Importer of Record), dovete ottenere una partita IVA in Italia.
L'EORI italiano (che inizia con IT) non è obbligatorio se disponete già di un EORI italiano o europeo. Tuttavia, la vostra partita IVA italiana deve essere obbligatoriamente collegata al vostro EORI nella banca dati dell'UE affinché lo sdoganamento sia fluido.
La classificazione tariffaria e i dazi doganali (Dazi doganali Italia)
La fase più critica è la determinazione del codice TARIC. Questo codice a 10 cifre determina non solo l'aliquota dei dazi doganali (dazi doganali Italia), ma anche le eventuali misure di politica commerciale (dazi antidumping, contingenti, licenze d'importazione).
La dichiarazione doganale elettronica (messaggi H1-H7)
L'importatore (o il suo rappresentante doganale) deve presentare una dichiarazione elettronica. Il messaggio H1 è lo standard per l'immissione in libera pratica. Una volta convalidata la dichiarazione e pagati i dazi, le autorità rilasciano il Prospetto di Svincolo, un documento di svincolo che attesta che la merce è in regola.
È necessario essere identificati ai fini IVA IT per effettuare un'importazione in Italia?
La risposta è sì, nel momento in cui desiderate essere il titolare dell'importazione. La scelta della modalità di identificazione dipende dal luogo di stabilimento della vostra impresa.
Imprese stabilite nell'UE: l'identificazione diretta
Le società europee beneficiano di una procedura semplificata chiamata identificazione diretta (modello ANR/3). Essa consente di ottenere una partita IVA italiana senza dover creare una filiale o un ufficio di rappresentanza. È la soluzione ideale per gestire le proprie importazioni e vendite locali in Italia.
Sebbene l'identificazione diretta sia possibile in autonomia, consiglio di ricorrere a un mandatario. La comunicazione con l'Agenzia delle Entrate avviene esclusivamente in italiano e i tempi di risposta possono dilatarsi enormemente se la pratica non è perfetta fin dall'invio.
Imprese extra-UE: il rappresentante fiscale obbligatorio
Per le imprese stabilite negli Stati Uniti, in Cina, nel Regno Unito o in Svizzera, l'identificazione diretta è impossibile (salvo eccezioni come la Norvegia per determinati flussi). Dovete nominare un rappresentante fiscale in Italia. Questo partner non è un semplice intermediario amministrativo: è solidalmente responsabile del pagamento dell'IVA nei confronti dell'amministrazione italiana.
C'è l'IVA all'importazione in Italia? Capire la riforma del 2024
L'IVA all'importazione (l'IVA all'importazione in Italia) è una realtà in Italia, ma la sua natura giuridica è cambiata radicalmente di recente.
Un'imposta ormai assimilata a un «diritto di confine»
Il Decreto Legislativo n. 141/2024 ha riqualificato l'IVA all'importazione come «diritto di confine». Ciò significa che è ormai trattata esattamente come un dazio doganale. Conseguenza diretta: il mancato pagamento dell'IVA blocca immediatamente la merce, e l'amministrazione doganale dispone di poteri di riscossione e di sanzioni allineati al Codice doganale dell'Unione.
Calcolo della base imponibile
L'IVA non si calcola unicamente sul prezzo di vendita. La base imponibile in Italia comprende:
- il valore in dogana (valore di transazione dei beni);
- le spese di trasporto e di assicurazione fino alla frontiera dell'UE;
- i dazi doganali Italia (dazi doganali);
- le spese di trasporto all'interno dell'Italia fino al primo luogo di destinazione indicato sulla lettera di vettura.
L'aliquota ordinaria è del 22 %, ma l'Italia applica aliquote ridotte del 10 %, 5 % o 4 % su determinati prodotti (alimentari, dispositivi medici, libri, ecc.).
Come recuperare l'IVA pagata in dogana?
L'IVA pagata al momento dello sdoganamento costituisce un credito IVA. Deve essere riportata nella vostra Dichiarazione IVA in Italia. Se incassate IVA sulle vostre vendite in Italia, compensate questo credito. Se non avete vendite locali (caso di un trasferimento di stock), dovrete chiedere un rimborso tramite l'ottava direttiva (per le imprese UE) o la tredicesima direttiva (per quelle extra-UE).
Per evitare di anticipare l'IVA in dogana, potete optare per uno spedizioniere che disponga di un Deposito IVA.
Utilizzare un «Deposito IVA» in Italia per autoliquidare l'IVA all'importazione
Contrariamente alla Francia o al Belgio, l'Italia non autorizza l'autoliquidazione dell'IVA all'importazione su semplice richiesta. Per non esborsare l'IVA in dogana, dovete utilizzare un deposito IVA in Italia.
Funzionamento e vantaggi del Deposito IVA in Italia
Il deposito IVA è un luogo fisico autorizzato dalle autorità. Quando sdoganate le vostre merci, pagate i dazi doganali, ma chiedete la sospensione dell'IVA dichiarando che i beni sono destinati a un deposito IVA.
- Vantaggio finanziario: non pagate il 22 % di IVA al momento dello sdoganamento. La vostra liquidità resta intatta.
- L'estrazione (l'uscita): l'IVA diventa dovuta soltanto quando le merci escono dal deposito. Se siete un'impresa «affidabile» (criteri di solvibilità e di assenza di contenzioso fiscale), estraete i beni tramite il meccanismo dell'autoliquidazione (reverse charge).
Differenza tra deposito doganale e deposito IVA
È frequente confondere i due. Il deposito doganale accoglie merci extra-UE che non hanno ancora pagato né i dazi doganali né l'IVA. Il deposito IVA, invece, è destinato a merci che sono già «in libera pratica» (dazi doganali pagati) o che sono di origine europea.
Quali sono i documenti da fornire per importare in Italia?
La precisione documentale è il primo baluardo contro il blocco in dogana e le sanzioni. Ecco la documentazione indispensabile:
- La fattura commerciale : deve essere estremamente dettagliata — Incoterm preciso, valuta, dati completi dell'acquirente e del venditore (con i rispettivi numeri di partita IVA ed EORI), e una descrizione dei beni che ne consenta la classificazione tariffaria.
- La packing list (lista di imballaggio) : questo documento dettaglia il contenuto di ciascun collo (peso netto, peso lordo, dimensioni). In caso di controllo fisico da parte della dogana italiana, una packing list imprecisa può comportare giorni di ritardo.
- Il certificato di origine (EUR.1 o dichiarazione su fattura) : per i paesi con accordi di libero scambio con l'UE, questo documento consente di ridurre o azzerare i dazi doganali.
- Il documento di trasporto (CMR, polizza di carico marittima o LTA) : attesta il movimento transfrontaliero delle merci.
La descrizione sulla fattura deve corrispondere parola per parola alla nomenclatura TARIC scelta. Una discrepanza può comportare un controllo fisico della merce, bloccando la vostra logistica per 3-5 giorni.
Come importare in DDP in Italia? Il manuale operativo
Importare in DDP è una sfida logistica e fiscale. Ecco come procedere: Consulta la nostra guida sulla dichiarazione IVA in Italia.
- Nominare un partner fiscale : prima della spedizione, contattate Eurofiscalis per attivare la vostra identificazione diretta o la vostra rappresentanza fiscale.
- Configurare il trasporto : assicuratevi che il vostro spedizioniere comprenda che siete voi l'Importer of Record. Il DAU dovrà indicare la vostra partita IVA italiana nella casella 8 o 44.
- Gestire l'IVA : pagherete l'IVA in dogana (oppure passerete da un deposito IVA). In seguito fatturerete al vostro cliente italiano con IVA italiana locale (in genere tramite il meccanismo del reverse charge interno se il vostro cliente è stabilito in Italia, ma ciò dipende dalla struttura della transazione).
- Garantire la conformità CONAI : in qualità di importatore in DDP, siete responsabili della dichiarazione degli imballaggi presso il consorzio CONAI. Dovrete versare un contributo ambientale calcolato sul peso o sul valore degli imballaggi immessi sul mercato italiano.
Avete bisogno di un'analisi di conformità? Confrontatevi con i nostri esperti sulla vostra fiscalità internazionale. Scopri come ottenere una partita IVA in Italia.
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